Vajont. Quando lassù

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Con il patrocinio dei Comuni di Longarone e di Erto e Casso e della Fondazione Vajont, l'Associazione Culturale Ile Flottante e Vox Communication presentano lo spettacolo Vajont. Quando lassù, testo originale di Giovanna Caico, con la regia di Francesca Satta Flores, da un'idea di Guido Beretta. L'evento è inserito nel calendario delle manifestazioni commemorative per il 53° anniversario del disastro del 9 ottobre 1963.

Vajont. Quando lassù

E’ la mattina del 10 ottobre 1963, circa nove ore dopo la caduta della frana. Qualcosa di terribile è successo nella valle del Vajont ma, a poche decine di chilometri, nessuno sa ancora nulla. Attraverso i microfoni di una radio bellunese, mai esistita nella realtà e in anticipo sulla comparsa delle emittenti locali, cominciano a filtrare il sospetto e l’inquietudine.

La tranquillità della vita normale cede via via alla consapevolezza di quanto è successo. Notizie contraddittorie e drammatiche si sovrappongono. Mentre affiora la coscienza della distruzione avvenuta, lo spettacolo ricostruisce, raccontandolo attraverso un coro di voci , quanto non esiste più. Pietra per pietra, filo d’erba per filo d’erba, attraverso un’archeologia della memoria fatta di parole, il mondo contadino perduto per sempre torna presente e vivo. Nel tumulto della ricerca di notizie, la voce di Tina Merlin, la giornalista che denunciò quanto stava per accadere, captata dal più giovane dei conduttori detta il suo pezzo al giornale l’Unità riaffermando l’eroismo umile necessario a proteggere la Verità.

L’impatto è fortissimo. Memoria umana contro distruzione e oblio. Menzogna, reticenza e interesse contro Verità. Vita contro morte. L’emergenza trasforma e fa crescere. La risposta dei tre conduttori della radio, come per tutti, è solo il superamento di se stessi e dei propri limiti. E alla fine è la vita che vince.

Attraverso lo spettacolo il Vajont parla ancora alla nostra modernità. E’ memoria, monito, soprattutto patrimonio comune per gettare le basi di un mondo nuovo, migliore e più adatto a essere abitato dagli umani di quanto lo sia quello che viviamo. Lo spettacolo non intende solo mettere in scena un testo di esplicita denuncia, ma vuole essere anche un'occasione per rievocare il mondo di quegli anni coinvolgendo lo spettatore, con semplicità ed immediatezza, nell'atmosfera che circondò all'improvviso chi si trovò ad essere testimone dell'inaudita tragedia.
Una drammaturgia che si appoggia sulla capacità catartica che ha il teatro di suscitare, evocare e vivere emozioni forti perché il grande dolore del Vajont non sia inutile ma venga consegnato alla riflessione e alla vita concreta di ciascuno di noi.

In quest’ottica di memoria partecipata e attiva, rivolta soprattutto alle nuove generazioni lo spettacolo, vede la partecipazione straordinaria degli studenti del territorio e del convitto dell'Istituto IPSSAR "Dolomieu" di Longarone con i quali l'Associazione Ile Flottante ha organizzato un laboratorio teatrale intensivo finalizzato alla mise en espace.

Venerdì 14 settembre 2016 ore 21.00 | Palestra di roccia "Moliesa" | Erto e Casso
in caso di maltempo lo spettacolo si terrà presso il Centro Culturale Ferruccio Parri | Longarone

Testo originale: Giovanna Caico
Adattamento e regia: Francesca Satta Flores
Sul palco: Simone Formicola, Francesca Satta Flores, Alessandra Lazzini, Valentina Daneo, Stefania Bogo, Francesco Sciancalepore, Lisa Marafini e con la partecipazione degli studenti del territorio e del convitto dell'Istituto IPSSAR "Dolomieu" di Longarone
Aiuto regia: Valentina Daneo
Allestimento musicale: Manuela Montanaro

Dicono di noi sul Corriere delle Alpi

Perché è necessario che il teatro si occupi ancora del Vajont

Perché c’è un flusso di memoria che non si è mai interrotto, nonostante il trauma. Si è solo inabissato e oggi preme per tornare a galla, per ritornare a tessere filo per filo la stoffa di cui le nuove generazioni hanno necessità , forse non del tutto consapevole, per inventare, a loro volta, le loro storie, le loro vicende, le loro “memorie”, che siano nuove, ma a partire da radici ben strutturate e profonde. Come quelle di alcuni alberi che, investiti dall’onda, hanno resistito e continuano, ancora oggi a crescere.
La denuncia è importante. L’impegno a capire è fondamentale, come lo sforzo successivo di tenere duro perché altre stragi come queste non accadano più, o almeno in modo non così grave, né così impunemente.
Ma c’è una dolcezza della memoria e degli affetti che riguarda ognuno di noi .. diciamo italiani.

Il Vajont appartiene a tutti. Riportare in vita un mondo che c’era nella realtà, ma che c’è ancora nella memoria affettiva di tutti noi, è uno dei compiti di questo spettacolo.
Tenere insieme la drammatica gravità degli eventi, l’umanità impreparata dei primi testimoni, che diventa prima consapevolezza e poi decisa presa di posizione civile è l’altro compito.
Entrambi i compiti insieme funzionano, emozionano, guariscono; noi per primi, che abbiamo pensato e preso parte allo spettacolo e, speriamo, anche il pubblico.

La frana del Vajont - 9 Ottobre 1963

.....Alle 22.39 del 9 ottobre 1963 il Toc cede, la frana, da anni in movimento, non riesce più a reggersi sulle pareti del monte, appesantita dall'acqua, messa e tolta più volte ai suoi piedi... si stacca in un blocco unico, potando con sé alberi, strade, case e persino il torrente Massalezza. Dopo pochi secondi ha raggiunto la velocità incredibile di 90 km/h e a questa pazzesca velocità si tuffa dentro il lago. Il bacino aveva raggiunto la quota di 700,45 metri s.l.m., quota di sicurezza... se la frana avesse avuto le dimensioni e le caratteristiche di quella usata dal prof. Ghetti nel suo modello... purtroppo le cose erano molto differenti: solo la frana aveva una massa di 5 volte superiore. La frana, tuffatasi nel lago, risale per circa 100 metri sulla sponda opposta, mettendo intanto in movimento una massa d'acqua di 50 milioni di metri cubi....
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Marco Paolini | Vajont, 9 ottobre '63 Orazione Civile

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